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ADDESTRAMENTO ASSERTIVO DI GRUPPO

Come avere successo in qualsiasi relazione

L'evento ha ottenuto 12 crediti ECM 


STORIE VERE

 

STORIA N.1

Fobia dei cani

Mi chiamo Fxxxxxxxx, abito a Pxxxxx, ho 34 anni e faccio il geometra. Il mio problema consiste nel provare una grossa paura ogni volta che penso o mi trovo vicino ad una situazione caratterizzata dalla presenza di cani. Tale tipo di paura probabilmente risale a quando, adolescente, ho assistito ad una scena in cui mio fratello veniva morso da un cane. In quella situazione incominciai a provare una forte ansia, vertigini e poi svenni. Episodi simili di svenimento si sono presentati più volte durante l'arco della mia esperienza di vita. Recentemente mi sono ritrovato vicino al canile municipale durante la fuga di un cane. Ciò mi ha provocato un forte disagio, sono caduto a terra e mi sono sentito molto imbarazzato quando, ormai cosciente, mi sono accorto del piccolo gruppo di persone che si era formato intorno a me. Malgrado ciò penso di non avere altri problemi di carattere psicologico, anche perché sono soddisfatto sia delle mie relazioni sociali, come pure del mio lavoro.

 

STORIA N.2

Fobia sociale

Ho 24 anni e scrivo da XXXXXX. Soffro di fobia sociale e fino ad ora ho provato una terapia ad XXXXXX col professor XXXXXXX e una terapia cognitivo comportamentale a XXXXXX senza però ottenere alcun risultato (durata terapia a XXXXXX 18 mesi)
Ecco in breve il mio problema:
  • Punto di fondamentale importanza e ben definito:

GLI ALTRI MI OSSERVANO MENTRE PARLO O COMPIO QUALCOSA

Meccanismo di controllo: visivo (compresi i miei famigliari

Quando parlo davanti a qualcuno sento come dentro di me un’altra figura che osserva attentamente l’andamento del mio discorso: se sbaglio qualcosa mi fa venire sensi di colpa, sfiducia e disprezzo per me stesso( chi è quella figura che compare ogni volta dentro di me per mettermi in allarme e castigarmi????)

  • Non so affrontare le critiche e le opinioni altrui senza irritarmi: se ad una riunione devo controbattere le idee di un altro che la pensa diversamente da me perdo le staffe, inizio a provare una grande ansia allo stomaco e per non scatenare sudore e tremore della voce me ne sto zitto con la rabbia dentro ben repressa.
  • Quando sono in un luogo con qualche persona (in autobus, bar, biblioteca, università, in chiesa per esempio) sento come se tutti mi guardassero, con due grosse conseguenze:
  1. Provo continuamente una forte tensione, che si scatena in panico se dovessi "spiccare" fra tutti per un qualche motivo come soffiarmi il naso, iniziare a parlare con qualcuno e sapere che gli altri mi sentono, togliermi il giubbotto, camminare davanti ad un gruppo di persone o attendere il mio turno per farmi delle fotocopie in una piccola aula piena di ragazzi;
  2. La tensione crea un "meccanismo di controllo" particolare: io non guardo niente ma vedo soltanto, nel senso che tutta la mia attenzione è rivolta alla paura che gli altri mi osservino e analizzino senza tenere minimamente conto del paesaggio, della bella ragazza, del monumento che guardo. In altri termini è come se io fissassi il mio dito che mi sta di fronte ma nello stesso tempo vedessi il colore della macchina che passa o più specificatamente vedessi il colore rosa dei volti che sono girati verso di me e che forse mi guardano. Questo crea anche un fastidio fisico a livello della vista che risulta sforzata nello stare attenta a tutto.
  • Sono molto permaloso nel senso che ogni battuta o critica la vivo come una pesante offesa al mio orgoglio personale, come se la mia personalità fosse costruita su basi poco solide e insicure e che al primo colpo di vento tutte le mie difese crollassero.
  • Sono invidioso nei confronti delle persone che sono più brave di me ad esprimersi in pubblico senza problemi.
  • Possiedo una bassissima autostima tenuto conto della mia pessima situazione universitaria e della mia vita amorfa senza amici, senza soldi, senza ragazza , senza progetti, senza interessi ed esperienze(sia chiaro che questa vita non la voglio ma mi è imposta dalla fobia). Mi ritengo perciò una persona poco interessante dato che a causa delle mie paure (paura di sudare e paura di non riuscire a sorridere) metto in atto tutta una serie di evitamenti per non entrare in contatto con persone.
  • Sono fortemente inibito: non posso fare o dire niente altrimenti qualcosa che c’è dentro di me mi punisce con i sintomi dell’ansia e del panico e io i sintomi non li accetto perché mi fanno essere diverso dagli altri, mi fanno sembrare un matto, non mi lasciano fare nessuna esperienza, mi fanno vergognare e non essere normale.

Supponiamo che io fissi un incontro con altre persone (riunione, pizza con gli amici, chiacchierata al bar ecc.). La mia ansia comincia da subito, da quando fisso l’impegno dell’incontro e si manifesta con: ansia allo stomaco, sudorazione alle ascelle, nervosismo, tensione muscolare. Il mio pensiero è rivolto alle immagini che mi creo del possibile attacco davanti a tutti. Nel momento dell’incontro quando si inizia a parlare ha inizio l’attacco: durante questi terribili momenti sono immerso nella costante speranza che i miei sintomi scompaiano perché non ce la faccio a sostenerli e li odio. Come posso esprimere quello che ho dentro se non riesco a parlare col nodo che provo alla gola, la forte ansia allo stomaco, la respirazione che non mi lascia l’aria sufficiente per poter pronunciare bene le parole?

  • Se esprimo la mia opinione su qualcosa di serio di fronte a qualcuno mi sembra di non essere ascoltato, sembra che tutti prendano molto alla leggera la mia opinione, sembra che nessuno creda che io possa fare una considerazione seria su qualcosa come la vita, l’amore ecc.

    Sento però anche la necessità di fare discorsi impegnativi in modo tale che gli altri pensino bene di me, dicano che sono una persona con un carattere forte: così la persona che sta dentro di me si può convincere di essere approvata, accettata.

    Ho un bisogno estremo di inserirmi nella società, di far ascoltare la mia voce al mondo: ma questa è sinonimo di libertà e la vocina che sta dentro non vuole essere libera perché essere liberi vuol dire essere anche diversi, essere soli e lei invece ha bisogno di conforto, di sostegno, di appoggio e di lode.

    Cosa mi resta da provare come terapia??????

     

     

    STORIA N.3

    Fobia del volo

    E' come sentirsi chiusi in una gabbia, una gabbia che però è aperta : è questo il dramma di chi prova ,forse, il mio stesso disagio.
    Sono giovanissima, ho poco più di 20anni e forse proprio perché ho attraversato stadi non facilissimi nella mia giovinezza, ho iniziato gli studi di Psicologia per capirci un pò di più.
    La mia paura di prendere l'aereo posso farla risalire a circa 2 anni fa: non c'è stato un vero e proprio evento scatenante che mi ha portato a ciò, ma ricordo un forte stress accumulato in precedenza, una forte anemia riscontrata, un alto valore della Ves che non voleva scendere. Era estate, e l' ho trascorsa buttata sul divano con una febbriciattola a 37.3 che mi ha accompagnato sino ad ottobre: mille prelievi ma non c'era niente. Per me era riconducibile a qualcosa di psicosomatico.
    Comunque, ricordo di aver preso l'aereo per tornare a casa e quel viaggio è stato l'inizio di un vero e proprio incubo: mi sono sentita malissimo, sudavo freddo, le gambe erano come paralizzate, non le avvertivo più, mi sentivo in un'altra dimensione. Penso che le persone accanto a me non si siano accorte di nulla, sino a quando, vicini all'atterraggio, sono ripiombata in uno stato di angoscia e per cercare un pò di conforto , di sicurezza, mi sono rivolta alla ragazza vicina chiedendole se anche lei aveva sentito il comandante comunicare: "Emergency Exit ". Io ero sicurissima che stava per succedere qualcosa di brutto ed ero scoppiata in lacrime.
    Una volta atterrati, la mia contentezza di essere "sopravvissuta " si è tramutata in rabbia, pianto, ma soprattutto paura ; da quel momento dissi ai miei che non sarei più salita su un aereo
    A un anno di distanza, mi feci forza e decisi di riprenderlo:volevo sconfiggere quella dannata paura che mi costringe a prendere la nave e affrontare 8 ore di navigazione.
    Com'è andata? Malissimo, purtroppo.
    Anche durante quel viaggio sono sempre stata in tensione: addirittura non riuscivo ad appoggiarmi allo schienale e sono sempre stata con gli occhi rivolti verso le mie scarpe, con le due mani attaccate saldamente ai due braccioli. Avevo comprato una rivista ma, chi l'ha sfogliata?
    Da allora non ho più ripreso l'aereo, ma sento di nuovo quella spinta che ho sentito l'ultima volta per riprovare a prenderlo: non so se questa volta accetterò la scommessa oppure no.
    Sono comunque convinta di una cosa: voglio uscire da questo incubo

     

     

    STORIA N. 4

    Paura di guidare

    Salve,
    sono una ragazza di 22 anni e ho un problema che all'apparenza potrebbe sembrare stupido: io ho una paura tremenda di guidare la macchina e il motorino. La cosa strana è che fino a qualche mese fa facevo tutto ciò tranquillamente.
    Io guido il motorino da quando avevo 14 anni e la macchina da quando ne
    avevo 18, ma ora non ce la faccio proprio.
    Riesco a guidare da sola solamente nei quartieri limitrofi a casa mia e, se sono in compagnia, anche un po' più distante.Io non posso tollerare tutto questo, non sono più la persona fortemente indipendente che ero una volta. Mi viene poi particolare panico soprattutto quando penso di dover
    guidare per tratti in cui ci sono strade molto ampie e ad alta velocità,
    o su tangenziali, o su ponti, o su strade dove praticamente non ci sono
    immediati sbocchi o vie d'uscita.
    Io frequento l'università e il motorino per me, fino a qualche tempo fa, era un mezzo indispensabile, in quanto il tragitto casa - università, con questo, è di 10 minuti. Ora invece prendo mezzi pubblici, pur di evitare di guidare, impiegando, per percorrere lo stesso tragitto, piu di 45 minuti. Per me tutto questo è molto frustrante.
    I sintomi principali che provo sono questi: forte sudorazione, forte agitazione e tremolio, un senso di depersonalizzazione.
    Non ne ho parlato con nessuno finora, la mia famiglia non capirebbe, ma
    diventa sempre più difficile nascondere e affrontare questa cosa.
    Io le ho provate tutte, ho impegnato tutte le mie forze per superare questa stupida paura, ma da sola ho visto che non ce la faccio e io non so più dove mettere le mani.
    Rivoglio la vita che mi apparteneva, ne ho il diritto. Da cosa potrebbe dipendere? Dal rapporto con la
    mia famiglia? Dal rapporto di amore odio con mio padre, padre- padrone,
    che di mestiere fa il camionista? Dalla poca fiducia che ho in me? Dalla
    paura che ho di affrontare da sola la vita?


STORIA N.5

Fobia delle cimici


Già da piccolo avevo paura di questi piccoli insetti, le cimici. Con il passare del tempo la paura è diventata più imponente, tanto da sentire la presenza di questi insetti anche se sono nascosti. La cosa incredibile e che questi insetti sono attratti da me, infatti si posano solo sulla mia biancheria (in casa siamo in 6 compreso me). I miei mi prendono in giro per tutto ciò e questo mi mette ancora di più in agitazione. Anche adesso che sto scrivendo, sento uno strana sensazione sulla coscia. Sono ancora loro.....

 

STORIA N.6

Fobia sociale

Salve a tutti, mi chiamo GXXXXXXXX, ho 32 anni e da circa 11 anni soffro di questa fobia, che si manifesta con sintomi di imbarazzo e di sudorazione abbondante.
Vi spiego, in pratica io non posso mangiare insieme ad altre persone, per il semplice fatto di sentirmi osservato e quindi, nell'imbarazzo più totale, incomincio a sudare e a diventare tutto rosso.
Tutto ciò mi succede anche quando devo fare la spesa al supermercato, fare semplici code, andare dal barbiere, parlare con persone importanti e andare a delle feste.
Praticamente da 11 anni non vivo più. Finalmente sono riuscito a capire che si tratta di una malattia detta fobia sociale e quindi cercherò di andare da qualche psicologo per riuscire a guarire.

 

 

STORIA N. 7

Fobia delle scale

Mi chiamo AXXXXXX ed ho quasi 36 anni. Da molti anni a questa parte (praticamente da quando ero bambino, che io mi ricordi) ho una tremenda paura delle scale, sia fisse che mobili, anche se penso di non aver mai subito traumi relativi a cadute o simili. Naturalmente non ho paura di tutte le scale. Quelle di un condominio a rampe di altezza e larghezza normali, con corrimano, non mi creano problemi, ma se i gradini sono molto larghi (tipo sagrati delle chiese), stretti, o la scala è molto alta, inizia la tragedia. Idem per quelle senza corrimano. Dulcis in fondo, durante un viaggio a Londra, ho utilizzato spesso la metropolitana: scale altissime che non finivano più, sia in salita che in discesa. La mia reazione era la seguente: le gambe iniziavano ad irrigidirsi, la schiena lo stesso e diventavo tipo statua. Guai naturalmente a volgere lo sguardo in qualsiasi direzione.....L'unico stratagemma che ho trovato è stato di fissare un punto sul muro laterale, sempre all' altezza degli occhi, senza muovere la testa, fino a quando l'inizio o la fine della scala era in prossimità. Mi hanno detto che può essere un disturbo dell'equilibrio, in questo caso potrei accettarlo come spiegazione, in quanto anni fa, facendo un corso di nuoto, ho riscontrato che per effettuare una verticale in acqua, dovevo "pensare" di non essere diritto (testa in basso e piedi in alto), ma di essere obliquo: solo così riuscivo a farcela, viceversa se pensavo di essere perfettamente verticale, avevo sicuramente la parte dei piedi spostata in avanti, con conseguente sbilanciatura del corpo. Scusatemi se sono stato troppo prolisso, ma desidero veramente arrivare in fondo a questa cosa, anche perché mi vedo costretto a rinunciare a molte cose (visite a chiese, campanili, centri commerciali che ahimè hanno solo scale mobili....).

 

 

 

 

STORIA N. 8

Voglio arrivare alla meta

Ho paura di guidare e non so bene il perché. Forse in parte la colpa è dei miei, che sin dal principio mi hanno annientato dicendomi che non ero in grado, che era pericoloso,etc... e forse in parte la colpa è mia, che ad un certo punto ho pensato che i miei avessero ragione. Perciò mi stavo abituando all'idea di essere una deficiente anche se nel profondo mi sono sempre sentita in grado di guidare. Dovevo solo riuscire a vincere la mia paura, si... perché mi capitava (e mi capita) di sognare di investire la gente, di schiantarmi sugli alberi, di fare ad ogni manovra un incidente e così via.

Penso che già da queste parole si possa capire quale sia il mio stato d'animo. Attualmente comunque la situazione è diversa. E' da un po' che sto infatti guidando assieme al mio ragazzo( lui dice che guido bene e io gli credo perché me ne rendo conto) e il mio desiderio sarebbe quello di poterlo andare a prendere al bar o in pizzeria, ma naturalmente c'è chi non mi lascia andare. I miei mi lasciano girare con lui, ma da sola NO .

Di solito succede così:

    1. I MIEI MI DICONO CHE: sono imbranata, non riuscirei a portare a casa la macchina sana, vado piano, non sono in grado , sono un pericolo......

    2. COME IO REAGIVO:mi demoralizzavo, ero a terra, mi consideravo una stupida, mi sentivo una deficiente rispetto a chi già guidava, credevo di essere come i miei mi consideravano..........

    3. IO COME REAGISCO ADESSO:sono convinta che si sbaglino, voglio arrivare alla meta...

Ma per poter giungere alla fine del mio percorso, so già che dovrò affrontare altre difficoltà e "insulti", tutto ciò mi sembra una violenza psicologia, e non mi va' giù..

 

 

STORIA N. 9

Fobia sociale (?)

Ho 34anni e scrivo da xxxxxxxx. Quando parlo davanti a qualcuno, mi capita di sentire dentro di me, come un’altra figura che osserva attentamente l’andamento del mio discorso: se sbaglio qualcosa mi fa venire sensi di colpa, sfiducia e disprezzo per me stesso.Tra l'altro ho uno studio di grafica e insegno diversi software e al minimo errore davanti alla classe vado in ansia seppure mi rendo conto di essere piuttosto bravo nel campo e comunque di saperne molto più dei miei alunni.

· Non so affrontare le critiche e le opinioni altrui senza irritarmi, per non parlare di quando vengo preso in giro.Succede raramente per fortuna, ma se vengo "scherzato" crollo letteralmente e non riesco a controbattere, ma sto zitto e vado in "paranoia"anche se prima stavo benissimo. Mi piacerebbe stare allo scherzo (anche perché di solito non sono di cattivo gusto) ma non ci riesco. E' come se mettessi in discussione l'intera mia esistenza e ci ripenso per diversi giorni.

· Quando sono in un luogo con qualche persona, in certi periodi mi capita di sentirmi come se tutti mi guardassero, con due grosse conseguenze:

  1. Una forte tensione, che si scatena in panico se dovessi "spiccare" fra tutti per un qualche motivo (come soffiarmi il naso, iniziare a parlare con qualcuno e sapere che gli altri mi sentono, togliermi il giubbotto, camminare davanti ad un gruppo di persone o attendere il mio turno per farmi il caffè);

  2. La tensione crea un "meccanismo di controllo" particolare: io non guardo niente, ma vedo soltanto (nel senso che tutta la mia attenzione è rivolta alla paura che gli altri mi osservino e analizzino) senza tenere minimamente conto del resto. A volte mi aspetto persino che smettano di parlare tra loro per osservarmi meglio! Spesso invece godo della compagnia degli altri e mi piace uscire e divertirmi anche se, quando esagero a farmi notare e magari sono un po' duro con qualcuno, una volta tornato a casa me ne pento, ci sto male e mi dico che non dovrei averlo fatto.

  3. Sono molto permaloso nel senso che ogni battuta o critica la vivo come una pesante offesa al mio orgoglio personale, come se la mia personalità fosse costruita su basi poco solide e insicure e che al primo colpo di vento tutte le mie difese crollassero.

La cosa strana è che sono un bel ragazzo, ho una compagna carina, ho fatto un lavoro di responsabilità con buoni risultati e guadagni (per circa 12 anni) e che, quando quest'anno ho deciso di cambiar lavoro ed aprire uno studio di grafica (che non ha niente a che fare con il lavoro che facevo prima), ci sono riuscito con successo. I miei lavori nel campo sono apprezzati nonostante abbia cominciato da così poco. Ho viaggiato per il mondo parecchio e sono stimato per la mia facilità di apprendimento e stile di vita da molti miei amici e queste sono le cose che cerco di dirmi e razionalizzare quando mi sento così insicuro. Fondamentalmente è come se passassi dei periodi in cui mi sento un leone (periodi nei quali riesco a fare tutte queste belle cose) finché nessuno mi "scherza" o critica. Dopo la critica abbasso le orecchie e metto in discussione tutto me stesso. Se devo andare ad insegnare o se mi devo incontrare in compagnia e so che c'è qualche amico particolarmente giocoso, la mia ansia comincia e da quando fisso l’impegno dell’incontro il mio pensiero è rivolto alle immagini che mi creo (del possibile problema che avrò se sbaglio qualcosa nella lezione o del problema che quasi certamente avrò se vengo attaccato). Sono cosciente di essere insicuro e permaloso, continuo a dirmelo, ma né questo, né la stima che altri hanno di me, sono sufficienti a darmi la forza di affrontare serenamente la vita, senza essere preso dal panico in determinati momenti. Sarei pronto a rinunciare ai miei picchi euforici se potessi evitare i miei abissi di disperazione, ma forse il mio problema risiede proprio in questo eccessivo divario tra gioia e tristezza (volevo scrivere paranoia o ansia, che forse meglio descrivono il mio stato d'animo) . Ho pensato che il fatto di "mettermi alla prova" insegnando, in fondo mi avrebbe obbligato a confrontarmi spesso con questi miei problemi, ma gli alunni, che ora hanno preso più confidenza (sono uno che ne da parecchia) mi mettono in crisi con le loro battute (che mi rendo conto sono innocue, ma comunque mi fanno del male). Probabilmente dovrei essere "incriticabile" (non nel senso di essere perfetto, ma nel senso che non mi si possa criticare) ma questo, a parte che è realmente impossibile, non mi starebbe bene. Beh....per il momento credo di aver inquadrato abbastanza il problema, seppure forse in modo un po' confuso. Vi faccio i migliori auguri per la vostra iniziativa e credo comunque, vi faccia piacere sapere, che è grazie al vostro sito che per la prima volta mi "confido" con un analista.

 

STORIA N. 10

Mi devo imbottire di valium?

Salve, sto male. Da qualche tempo a questa parte ho una paura "fottuta" di morire; durante il giorno si fa da parte, ma la notte e il fine settimana mi ritrovo a dover fare i conti con una costante sensazione oppressiva localizzata al centro della cassa toracica. Ho fatto analisi, ecg, ho portato un holter pressorio: tutto negativo. Però mi ritrovo con il fiato corto e la paura di fare respirazioni profonde, come se mi si dovesse rompere qualcosa dentro. La notte capita che non prenda sonno, lo stare sdraiato mi è impossibile ed il terrore sale; poi mi metto a sedere e pare andar meglio, l'unica soluzione, alla fine, è quella di alzarsi, misurarsi la pressione e constatare che la minima si è alzata. Questo fenomeno fa presto a scomparire, dopo un po' i valori ritornano normali. Vivo male. Ho 39 anni, una moglie e una figlia; sono agente di commercio, ed ho una vita sociale molto intensa, per ora niente pare risentire di questa mia situazione, ma non so quanto potrà durare, perché incomincia a venirmi meno la concentrazione e sempre più spesso le paure prendono il sopravvento. Mi devo imbottire di valium?

 

 

STORIA N. 11

Fobia della solitudine

Salve, mi chiamo xxxxxx, ho 29 anni e mi occupo di assicurazioni .Per farla breve, la mia fobia (se così si può definire) e' la paura della solitudine. Mi spiego meglio...questo mio bisogno di avere vicino qualcuno si manifesta solo quando esco e sono in mezzo a tanta gente che non conosco, mi sento osservata e indifesa. Per esempio, se entro in un locale che conosco, ma senza nessuno che mi accompagni, mi sento "sfigata" , o meglio, credo che le altre persone, vedendomi sola, pensino questo. Ciò mi preoccupa anche perché normalmente sono una persona molto indipendente, in tutti i sensi, forse anche troppo. Vorrei riuscire a diventare completamente autonoma e sganciarmi da questi meccanismi mentali che io trovo assolutamente dannosi e inutili.

 

 

STORIA N.12

Come farò ad essere un bravo medico se quando un paziente vomita io scappo?

Salve! sono una ragazza di 23 anni,studentessa in medicina ed ho una particolarissima,credo,fobia:il VOMITO. Ricordo di aver avuto l'avversione per il vomito fin da bambina, ma è diventato un vero problema quando ero ormai più grandicella, verso i 16 anni.Un esempio esplicativo è il seguente:se vengo a sapere che qualcuno che mi sta attorno ha il vomito, mi viene una crisi di panico, soprattutto se si tratta di origine virale, perché in quel caso penso che mi può venire anche a me (non mi crea invece grandi problemi se è associato a gravidanza o ad abuso di alcol...).Quando mi capita di avere mal di stomaco e nausea (da diversi anni ne soffro, ma attenzione, almeno in parte, la causa primaria è un'intolleranza al latte e altro...) i sintomi si amplificano e si innesta la nausea e con essa, la crisi di panico.....non so neanche come faccio a farmela passare.Ho paura di peggiorare e che il problema sfugga al mio controllo;ad esempio non vorrei che diventasse un abitudine quella di digiunare un giorno intero quando c'è sentore di virus come è capitato oggi (mia madre è a letto con il vomito).Per ora non posso far altro che aspettare l'estate, ossia la stagione in cui mi sento più forte, in grado di affrontare i problemi e tra l'altro, sto meglio fisicamente (es. mangio di più).Come farò ad essere un bravo medico se quando un paziente vomita io scappo?

 

 

 

STORIA N. 13

Non mi riconosco più

Salve mi chiamo XXXXXX e da un anno mi ritrovo a "non riconoscermi più". Mi spiego meglio, ho 35 anni, sono coniugata da 4 , lavoro e sono sempre stata una persona indipendente e coraggiosa. Tutti mi consideravano una persona paziente, equilibrata, che spesso cercava delle situazioni imprevedibili e rischiose, e anch'io mi vedevo così, poi, ho avuto delle malattie organiche(anemie a causa di un polipo, continue febbricciole, dolori e rigidità muscolari) e ho cominciato a sentirmi debole fisicamente e forse anche psicologicamente. Il febbraio scorso, dopo aver studiato per un concorso (che purtroppo non ho superato), un giorno, in autostrada, alla guida della mia macchina(p.s. a me piaceva molto guidare) non sono riuscita a superare un camion, ho provato un'immensa paura e mi sono quasi bloccata. Da allora ho paura delle superstrade, dei ponti, delle gallerie, di essere in fila, dell'autobus, e di stare ferma al semaforo. Le gallerie le evito e quando sono su un ponte qualsiasi, ho

 

 

STORIA N. 14

Fobia per siringhe ed aghi

 

Salve, mi chiamo xxxxxx e vi scrivo da xxxxxxx, ho 36 anni e da sempre soffro di una fobia per le siringhe e gli aghi, ma in questi ultimi mesi la mia fobia è aumentata in modo enorme.
Non posso neppure guardare una siringa senza sentimi male. Sogno prelievi di sangue con una tale intensità che mi sembra di viverla realmente. Qualche settimana fa, sono svenuto per l'ennesima volta dal mio dentista, dopo una anestesia odontoiatrica. Purtroppo fra qualche settimana dovrò affrontare un prelievo ematico (insieme a tutti i miei colleghi) impostomi dall'ufficio dove lavoro, in base ad una legge che non ho capito bene. Vivo nel terrore di quel giorno in cui dovrò affrontare il prelievo, anche perché, in un precedente prelievo, che risale a diversi anni fa, anche in quella occasione ho perso i sensi. Non so più cosa fare, vivo nell'ansia costante, nella paura di dover affrontare situazioni senza avere la forza e l'energia per superarle, non so più a chi rivolgermi. Poche settimane fa sono andato da un medico ipnologo, ho fatto 10 sedute, ma il risultato è stato disastroso, tutti i sintomi, tutte le mie paure, ansie e timori, anziché diminuire o scomparire, come pensavo, si sono amplificati enormemente. Vorrei riuscire a vivere con serenità questa mia fobia ma non ci riesco.

 

 

 

STORIA N.15

Il mio ragazzo ha moltissima paura che io possa restare incinta

Da 1 anno e 3 mesi ho una bellissima storia d'amore con un ragazzo di 25 anni (io ne ho 20), abbiamo uno splendido rapporto fatto di dialogo, comprensione reciproca e anche buona attrazione fisica.Infatti è stato lui il primo ragazzo di cui mi sono innamorata e con cui ho fatto l'amore per la prima volta. Ho provato dolore, ma è stata un'esperienza bellissima (lo è stata anche per lui e me l'ha espresso) che ho affrontato con un po' di ansia, ma con una grande tranquillità basata sul fatto di una scelta voluta.E' successo due volte e poi, dopo qualche tempo (visto che viviamo lontani)siamo andati in vacanza e mi ha espresso una sua grande paura che ha sempre avuto, ma che non mi aveva confessato. Prima di me ha avuto una sola ragazza, una storia poco importante e con lei, mi ha confessato di avere fatto l'amore pochissimo, visto che aveva lo steso timore.Per essere breve, il mio ragazzo ha moltissima paura che io possa restare incinta (dice che vede molti suoi colleghi ed amici a cui capita di fare figli senza volerlo, invece lui vorrebbe desiderarli).Teme di usare il preservativo pensando che"fallisca", non vuole che io prenda la pillola perché ha paura che questa possa essere dannosa per la mia salute e che mi possa creare difficoltà nel diventare madre un giorno.Non l'ho mai forzato in alcun modo, ma ne abbiamo parlato tantissimo e mi ha detto che col tempo vincerà questa paura (è un ragazzo molto introverso e chiuso) perché per me prova dei sentimenti profondi, ma teme di avere troppo presto un figlio a cui non può dare tutto ciò che vorrebbe dare.Il desiderio che prova nei miei confronti non manca, me l'ha detto lui stesso che impazzisce dalla voglia di fare l'amore, ma non arriviamo mai alla penetrazione, anche se pratichiamo dei preliminari piuttosto spinti.Questa situazione un po' mi pesa, perché, anche se il sesso non è fondamentale, è comunque qualcosa di importante che va vissuto fino in fondo.......e mi dispiace che, nonostante cerchi di fargli superare questo blocco (che nemmeno lui riesce a capire da dove nasca), io non ci riesca...

 

STORIA N. 16

Fobia dei tunnel

Sono una studentessa universitaria.Due anni fa, durante il viaggio di ritorno, dopo essere stata a trovare il mio ragazzo (non abitiamo infatti nella stessa città), il treno si è fermato nel bel mezzo di un tunnel molto lungo.Non sapendo cosa fosse veramente successo, ho subito pensato che una frana ci avesse seppellito lì dentro.Ho iniziato ad avere caldo, non respiravo, avevo una strana sensazione alla testa, il cuore pulsava così forte che mi usciva dal petto, mi sentivo morire, insomma ho avuto quello che penso si possa definire un attacco di panico. Non sono capace di descrivere bene i sintomi, so solo che è una sensazione così tremenda che solo al pensiero di riprovarla mi viene quasi un altro attacco di panico.Questa fobia, che mi fa sentire fortemente limitata, rischia, fra le altre cose, di compromettere il rapporto col mio ragazzo, visto che pur di non affrontare "la morte" rimando sempre il giorno della partenza, fino a quando, alla fine, è lui a venire da me, oppure, passati mesi senza vederlo, mi butto come un pacco sul treno e subisco la tortura.Quello che mi terrorizza, non è tanto l'attraversare il tunnel (che comunque non gradisco: è buio, stretto, maleodorante), quanto l'idea che il treno si fermi lì dentro e non vada più oltre.
Il fermarsi, l'essere bloccata, comunque, mi mette ansia. Così, ad esempio, nelle situazioni in cui in autostrada il traffico non scorre più.
Prima, ho parlato di "morte", perché se il treno dovesse fermarsi in galleria, mi verrebbe un infarto. Può, l'essere messi di fronte all'oggetto delle proprie fobie, portare a questa causa di decesso?

 

STORIA N. 17

A Ottobre dovrò fare di nuovo il testimone


Il tutto è iniziato a gennaio del 2000, da quando, per la prima volta in vita mia ho fatto il testimone al matrimonio di un mio caro amico. Per farla breve, a un certo punto il testimone è chiamato ha porre una firma, ed è proprio qui che è successo il panico. Un po' prima che apponessi la mia firma, mi è salita una specie d'ansia, una sensazione che avevo già provato altre volte, ma per una firma mai, ed qui che le mani hanno cominciato a tremare, in un modo veramente spaventoso, tanto che le mie firme sui certificati, ben quattro (giuro che sembravano non finire mai)sembravano dei geroglifici.
Questa cosa mi era già accaduta in passato, ma succedeva così di rado che non gli avevo dato mai importanza. Però, dopo il gennaio scorso, ogni volta che devo apporre una firma oppure riempire dei moduli, mi si crea questa situazione, soprattutto se in quel momento mi sento a disagio. Per esempio, quando devo fare un esame, oppure quando devo riempire qualche modulo, o firmare davanti al capo (insomma, ogni volta che mi sento in soggezione) ricomincio a tremare come una foglia, quindi è facile capire, che per me è diventata una vera e propria tragedia.Navigando qui e là sulla rete (visto che è il mio lavoro) credo di aver trovato almeno il modo corretto di esporre (almeno credo, visto che io personalmente non sono molto ferrato sull'argomento) il mio problema, cioè, quello che mi capita può essere considerato come una cosiddetta fobia sociale, in cui la persona ha grosse difficoltà quando si trova a fare cose che l' espongono alla vista e al giudizio di altri, come il mangiare in un ristorante, leggere pubblicamente, oppure semplicemente firmare un modulo in banca.Sinceramente, la cosa che attualmente mi preoccupa di più, è che a ottobre dovrò fare di nuovo il testimone e potete immaginare il mio stato d'animo.

 

STORIA N. 18

Ci sono due cose che mi terrorizzano

 

Sono una ragazza di 31 anni. Ci sono due cose che mi terrorizzano, una è la paura delle vespe e l'altra è quella di soffocare o vedere qualcuno soffocare mentre mangia.
La paura delle vespe è incominciata da adulta, più o meno a 18 anni.....non riesco a capire il perché......vivo in una località di mare e non riesco più ad andare in spiaggia e non riesco a mangiare all'aperto. Durante l'estate guido con i finestrini chiusi per paura che entri una vespa e spesso rischio di svenire dal caldo, non riesco ad aprire le finestre di casa se non con le zanzariere e quando qualcuno apre il portone, rimango in tensione. In ufficio entrano spesso le vespe dalle finestre e io puntualmente scappo via e mi rimetto a lavorare soltanto se qualcuno la fa uscire fuori. Purtroppo non posso tenere le finestre chiuse perché siamo circa 15 persone e tutti tranne me, vogliono sempre le finestre aperte. Questa mia paura fa ridere molte persone, ma per me è terribile, non riesco più a vivere normalmente.... La mia seconda paura è quella del soffocamento, a volte non riesco a mangiare, sopratutto la sera, non riesco a deglutire... sembra che non risponda al comando che il mio cervello gli manda.Non prendo pastiglie, ho il terrore che mi vada di traverso qualcosa e di soffocare....... e allo stesso modo ho paura di vedere qualcun'altro soffocare, a volte penso che quando avrò un figlio sarà un dramma, quante volte ai bambini va di traverso qualcosa,io ho paura di non riuscire a reagire...Devo farvi presente che sono stata punta da delle vespe da piccola, non tante, nella norma come gli altri bambini, e che non mi è mai andato di traverso niente mentre mangiavo......vorrei tanto capirmi di più........

 

STORIA N.19

Paure che mi paralizzano

Sono una ragazza di 24 anni, per la prima volta mi sono innamorata, mi domando se ciò dipende dal fatto che la vita è fatta anche di casualità che non possiamo determinare o se dipende dal fatto che per la prima volta mi sono lasciata andare. Personalmente propendo per la seconda ipotesi. Ho avuto infatti uomini fantastici al mio fianco e so di avere avuto grossi problemi a vedere al di là del mio naso, cioè ad ascoltare anche la voce degli altri e non solo quella del mio animo. Sono pochi mesi che stiamo insieme, all'inizio è stata la solita storia in cui l'entusiasmo iniziale fa andare tutto bene, scivolando sull'olio. Poi è subentrata la fase che ha fatto terminare i miei due precedenti rapporti (gli unici che considero veri), e cioè la mancanza di stima per il mio compagno, che si presentava sotto rifiuto sessuale (disgusto per gli odori, i sapori, ecc.). Non so come, però, lui è riuscito a riprendermi per i capelli (io non gliene avevo parlato apertamente, ma sempre attraverso metafore). Ora mi riscopro innamorata (anche se in maniera altalenante) e preda di incubi e ansie....gelosa, insicura al punto di tendergli dei tranelli, per capire se potrebbe tradirmi.Temo che la mia sia una remota paura di amare per paura di perdere l'oggetto del mio amore, che si era tramutata nel passato in un rifiuto dell'amore stesso. Temo che queste paure, oggi stiano lasciando spazio al bisogno di amare ed essere amati, ma così facendo, temo che usciranno fuori tutte queste ansie (che a volte temo siano delle vere ossessioni) e di scoprire un mostro in me,rovinare il nostro rapporto, soffrire ancora di più.Una parte di me sa che la cosa giusta è non reprimere nessuna di queste mie paure. L'altra parte è invece combattuta perché in me si annida una superdonna di ferro e nello stesso momento......una bambina completamente indifesa.

 

STORIA N. 20

Paura degli attacchi di colite

L'inizio della mia storia risale a circa 20 anni fa.Ero fidanzato con la mia attuale moglie ed eravamo in giro a passeggiare (dimenticavo:io 18 anni,lei 15). Poiché ho sempre sofferto di colite spastica,improvvisamente fui preso da un attacco di mal di pancia che, pur provando a controllare, non riuscivo a "contenere".La situazione qui illustrata farà anche ridere, ma per me fu traumatica.Stringendo i denti ed "altro", riuscii prima ad accompagnare la mia ragazza a casa, poi a tornare a casa mia, perdendo ,credo in trenta minuti, tre chili.Dopo aver risposto al bisogno fisiologico provai a tornare dalla mia metà....ironia della sorte, appena salii sull' autobus..... altro attacco di colite.Fui costretto a ritornare a casa e da allora mi è rimasta la paura che, ogni qualvolta esco di casa, mi vengano attacchi di colite.Sono passati 20 anni, mi sono sposato ,felicemente sposato,ho imparato a convivere con questo problema,ma non l' ho risolto del tutto.Sono ancora fortemente condizionato da questo "trauma" e vorrei che la mia vita fosse qualitativamente migliore; molte volte non faccio cose che potrebbero rappresentare un pericolo "colitico".....Sapete..., con due meravigliosi bimbi non è bello.Ho paura di restare bloccato nel traffico (pensiero ricorrente:cosa faccio se mi viene da andare in bagno?),o passeggiare tranquillamente per strada in mezzo a tanta gente.Devo sempre sapere, quando esco di casa, dove vado e se ci sono toilette......francamente non mi sento libero!Sono, nonostante tutto, diventato ottimista e allegro, però .......che fatica psichica! A volte ho l'impressione che i cattivi pensieri siano automatici; è impressionante, nemmeno mi avvicino alla porta di casa per uscire e la pancia sembra che mi dica:dove vai bello, lo sai che ti può prendere un attacco di colite? Sono però un lottatore e non mollo, so che un giorno ne verrò "completamente fuori".....

 

STORIA N. 21

Perché ho così tante fobie?

Non so come cominciare....vorrei dire tante cose.....ho 23 anni e sono una ragazza ungherese che vive qui in Italia da quasi 8anni.Appena arrivata qui pesavo più di 47 Kg, per vari motivi ho cominciato a dimagrire fino ad arrivare a 38 Kg, non ero anoressica, il dottore ha detto che non assimilavo e che non ero tranquilla. Infatti non andavo molto d'accordo con il marito di mia madre, veramente stavo male perché vedevo mia madre soffrire tanto. Dopo 2 anni siamo andate via da quella casa, abbiamo cominciato una vita nuova, questo perché sono stata ricoverata e ci hanno consigliato di andare via da quel posto. Comunque, i periodi brutti sono passati e ho iniziato ad "ingrassarmi", anche se non tanto(peso attualmente 43 Kg.). Nel frattempo mi sono diplomata e mi sono iscritta all'università (era il mio sogno). Adesso sono al 3° anno di Informatica. Il problema è iniziato dal 2° anno di università; il 1° anno ho superato tutti gli esami che dovevo fare, il 2° anno sono stata invece bocciata in quasi tutti gli esami. Ho cominciato a vedere tutto nero e mi volevo ritirare.....I tutto, di non farcela all'università, di guidare....Ho insomma paura anche delle cose più stupide, per esempio, se esco di casa, chiudo la porta del bagno perché ho paura che il gatto la possa aprire, entri e poi non possa più uscire. Sono inoltre terrorizzata dall'idea che mia madre debba guidare da sola la macchina...insomma ho paura di tutto....di fare incidenti, di venire a sapere qualcosa di brutto.....ma come devo fare? Io che sono sempre stata ottimista e che vedevo il lato positivo in qualsiasi cosa......Spesso mi viene da piangere senza motivo!Sarà per questo che non riesco a ingrassare?! Mi sento così triste quando vedo le ragazze che vanno nei negozi e qualsiasi cosa si provano, entra senza problemi, solo io devo sempre stringere a destra, a sinistra, così non mi cadono i pantaloni!? Loro mi dicono:"beata te"! Ma che! Perché ho così tante paure?

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-storie con le paure e le fobie

-storie con gli attacchi di panico

-storie con i disturbi alimentari

-storie con le ossessioni e le compulsioni

-storie con i disturbi sessuali

-storie con l'ansia

-storie con i problemi di coppia

-storie con la tossicodipendenza

-storie con la psicosi

-storie con la depressione

-storie con la psicoterapia

 

La comunicazione assertiva
di Lanari Gianni, Calbi Nunziata - Ed. Finson

L'assertività o arte del rapporto interpersonale è, in Italia, una disciplina ancora misconosciuta. Essa descrive un modo di agire e uno stile relazionale in cui il rispetto dei propri desideri e bisogni riveste un ruolo di primo piano, mantenendo allo stesso tempo l'attenzione ai diritti e all'uguaglianza tra le persone. Il manuale guida il lettore lungo un percorso di crescita e auto-miglioramento che conduce all'equilibrio con se stessi e a una migliore interazione con gli altri...

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