STORIA N.1
Fobia dei cani
Mi chiamo Fxxxxxxxx, abito a Pxxxxx, ho 34 anni e faccio il geometra. Il mio problema consiste nel provare una grossa paura ogni volta che penso o mi trovo vicino ad una situazione caratterizzata dalla presenza di cani. Tale tipo di paura probabilmente risale a quando, adolescente, ho assistito ad una scena in cui mio fratello veniva morso da un cane. In quella situazione incominciai a provare una forte ansia, vertigini e poi svenni. Episodi simili di svenimento si sono presentati più volte durante l'arco della mia esperienza di vita. Recentemente mi sono ritrovato vicino al canile municipale durante la fuga di un cane. Ciò mi ha provocato un forte disagio, sono caduto a terra e mi sono sentito molto imbarazzato quando, ormai cosciente, mi sono accorto del piccolo gruppo di persone che si era formato intorno a me. Malgrado ciò penso di non avere altri problemi di carattere psicologico, anche perché sono soddisfatto sia delle mie relazioni sociali, come pure del mio lavoro.
STORIA N.2
Fobia sociale
GLI ALTRI MI OSSERVANO MENTRE PARLO O COMPIO QUALCOSA
Meccanismo di controllo: visivo (compresi i miei famigliari
Quando parlo davanti a qualcuno sento come dentro di me un’altra figura che osserva attentamente l’andamento del mio discorso: se sbaglio qualcosa mi fa venire sensi di colpa, sfiducia e disprezzo per me stesso( chi è quella figura che compare ogni volta dentro di me per mettermi in allarme e castigarmi????)
Supponiamo che io fissi un incontro con altre persone (riunione, pizza con gli amici, chiacchierata al bar ecc.). La mia ansia comincia da subito, da quando fisso l’impegno dell’incontro e si manifesta con: ansia allo stomaco, sudorazione alle ascelle, nervosismo, tensione muscolare. Il mio pensiero è rivolto alle immagini che mi creo del possibile attacco davanti a tutti. Nel momento dell’incontro quando si inizia a parlare ha inizio l’attacco: durante questi terribili momenti sono immerso nella costante speranza che i miei sintomi scompaiano perché non ce la faccio a sostenerli e li odio. Come posso esprimere quello che ho dentro se non riesco a parlare col nodo che provo alla gola, la forte ansia allo stomaco, la respirazione che non mi lascia l’aria sufficiente per poter pronunciare bene le parole?
Sento però anche la necessità di fare discorsi impegnativi in modo tale che gli altri pensino bene di me, dicano che sono una persona con un carattere forte: così la persona che sta dentro di me si può convincere di essere approvata, accettata.
Ho un bisogno estremo di inserirmi nella società, di far ascoltare la mia voce al mondo: ma questa è sinonimo di libertà e la vocina che sta dentro non vuole essere libera perché essere liberi vuol dire essere anche diversi, essere soli e lei invece ha bisogno di conforto, di sostegno, di appoggio e di lode.
Cosa mi resta da provare come terapia??????
STORIA N.3
Fobia del volo
STORIA N.
4
Paura di guidare
Salve,
sono una ragazza di 22 anni e ho un problema che all'apparenza potrebbe sembrare stupido: io ho una paura tremenda di guidare la
macchina e il motorino. La cosa strana è che fino a qualche mese fa facevo
tutto ciò tranquillamente.
Io guido il motorino da quando avevo 14 anni e la macchina da quando ne
avevo 18, ma ora non ce la faccio proprio.
Riesco a guidare da sola solamente nei quartieri limitrofi a casa mia e, se sono in compagnia, anche un po' più distante.Io non posso tollerare tutto questo, non sono più la persona fortemente indipendente che ero una volta.
Mi viene poi particolare panico soprattutto quando penso di dover
guidare per tratti in cui ci sono strade molto ampie e ad alta velocità,
o su tangenziali, o su ponti, o su strade dove praticamente non ci sono
immediati sbocchi o vie d'uscita.
Io frequento l'università e il motorino per me, fino a qualche tempo fa, era un mezzo indispensabile, in quanto il
tragitto casa - università, con questo, è di 10 minuti. Ora invece prendo mezzi pubblici, pur di evitare di guidare, impiegando, per percorrere lo stesso tragitto, piu di 45 minuti. Per me tutto questo è molto frustrante.
I sintomi principali che provo sono questi: forte sudorazione, forte agitazione e tremolio, un senso di depersonalizzazione.
Non ne ho parlato con nessuno finora, la mia famiglia non capirebbe, ma
diventa sempre più difficile nascondere e affrontare questa cosa.
Io le ho provate tutte, ho impegnato tutte le mie forze per superare questa stupida paura, ma da sola ho visto che non ce la faccio e io non so più dove mettere le mani.
Rivoglio la vita che mi apparteneva, ne ho il diritto. Da cosa potrebbe dipendere? Dal rapporto con la
mia famiglia? Dal rapporto di amore odio con mio padre, padre- padrone,
che di mestiere fa il camionista? Dalla poca fiducia che ho in me? Dalla
paura che ho di affrontare da sola la vita?
STORIA N.5
Fobia delle cimici
STORIA N.6
Fobia sociale
STORIA N. 7
Fobia delle scale
Mi chiamo AXXXXXX ed ho quasi 36 anni. Da molti anni a questa parte (praticamente da quando ero bambino, che io mi ricordi) ho una tremenda paura delle scale, sia fisse che mobili, anche se penso di non aver mai subito traumi relativi a cadute o simili. Naturalmente non ho paura di tutte le scale. Quelle di un condominio a rampe di altezza e larghezza normali, con corrimano, non mi creano problemi, ma se i gradini sono molto larghi (tipo sagrati delle chiese), stretti, o la scala è molto alta, inizia la tragedia. Idem per quelle senza corrimano. Dulcis in fondo, durante un viaggio a Londra, ho utilizzato spesso la metropolitana: scale altissime che non finivano più, sia in salita che in discesa. La mia reazione era la seguente: le gambe iniziavano ad irrigidirsi, la schiena lo stesso e diventavo tipo statua. Guai naturalmente a volgere lo sguardo in qualsiasi direzione.....L'unico stratagemma che ho trovato è stato di fissare un punto sul muro laterale, sempre all' altezza degli occhi, senza muovere la testa, fino a quando l'inizio o la fine della scala era in prossimità. Mi hanno detto che può essere un disturbo dell'equilibrio, in questo caso potrei accettarlo come spiegazione, in quanto anni fa, facendo un corso di nuoto, ho riscontrato che per effettuare una verticale in acqua, dovevo "pensare" di non essere diritto (testa in basso e piedi in alto), ma di essere obliquo: solo così riuscivo a farcela, viceversa se pensavo di essere perfettamente verticale, avevo sicuramente la parte dei piedi spostata in avanti, con conseguente sbilanciatura del corpo. Scusatemi se sono stato troppo prolisso, ma desidero veramente arrivare in fondo a questa cosa, anche perché mi vedo costretto a rinunciare a molte cose (visite a chiese, campanili, centri commerciali che ahimè hanno solo scale mobili....).
STORIA N. 8
Voglio arrivare alla meta
Ho paura di guidare e non so bene il perché. Forse in parte la colpa è dei miei, che sin dal principio mi hanno annientato dicendomi che non ero in grado, che era pericoloso,etc... e forse in parte la colpa è mia, che ad un certo punto ho pensato che i miei avessero ragione. Perciò mi stavo abituando all'idea di essere una deficiente anche se nel profondo mi sono sempre sentita in grado di guidare. Dovevo solo riuscire a vincere la mia paura, si... perché mi capitava (e mi capita) di sognare di investire la gente, di schiantarmi sugli alberi, di fare ad ogni manovra un incidente e così via.
Penso che già da queste parole si possa capire quale sia il mio stato d'animo. Attualmente comunque la situazione è diversa. E' da un po' che sto infatti guidando assieme al mio ragazzo( lui dice che guido bene e io gli credo perché me ne rendo conto) e il mio desiderio sarebbe quello di poterlo andare a prendere al bar o in pizzeria, ma naturalmente c'è chi non mi lascia andare. I miei mi lasciano girare con lui, ma da sola NO .
Di solito succede così:
I MIEI MI DICONO CHE: sono imbranata, non riuscirei a portare a casa la macchina sana, vado piano, non sono in grado , sono un pericolo......
COME IO REAGIVO:mi demoralizzavo, ero a terra, mi consideravo una stupida, mi sentivo una deficiente rispetto a chi già guidava, credevo di essere come i miei mi consideravano..........
IO COME REAGISCO ADESSO:sono convinta che si sbaglino, voglio arrivare alla meta...
Ma per poter giungere alla fine del mio percorso, so già che dovrò affrontare altre difficoltà e "insulti", tutto ciò mi sembra una violenza psicologia, e non mi va' giù..
STORIA N. 9
Fobia
sociale (?)
Ho
34anni e scrivo da xxxxxxxx. Quando
parlo davanti a qualcuno, mi capita di sentire dentro di me, come un’altra
figura che osserva attentamente l’andamento del mio discorso: se sbaglio
qualcosa mi fa venire sensi di colpa, sfiducia e disprezzo per me stesso.Tra
l'altro ho uno studio di grafica e insegno diversi software e al minimo
errore davanti alla classe vado in ansia seppure mi rendo conto di essere
piuttosto bravo nel campo e comunque di saperne molto più dei miei alunni.
·
Non so affrontare le critiche e le opinioni altrui
senza irritarmi, per non parlare di quando vengo preso in giro.Succede raramente
per fortuna, ma se vengo "scherzato" crollo letteralmente e
non riesco a controbattere, ma sto zitto e vado in "paranoia"anche se
prima stavo benissimo. Mi piacerebbe stare allo scherzo (anche
perché di solito non sono di cattivo gusto) ma non ci riesco.
E' come se mettessi in discussione l'intera mia esistenza e ci ripenso per
diversi giorni.
·
Quando sono in un luogo con qualche persona, in
certi periodi mi capita di sentirmi come se tutti mi guardassero, con due grosse
conseguenze:
Una forte tensione, che si scatena in panico
se dovessi "spiccare" fra tutti per un qualche motivo (come
soffiarmi il naso, iniziare a parlare con qualcuno e sapere che gli altri mi
sentono, togliermi il giubbotto, camminare davanti ad un gruppo di persone o
attendere il mio turno per farmi il caffè);
La tensione crea un "meccanismo di controllo" particolare: io non guardo niente,
ma vedo soltanto (nel senso che tutta la mia attenzione è rivolta alla
paura che gli altri mi osservino e analizzino) senza tenere minimamente
conto del resto. A volte mi aspetto persino che smettano di parlare tra loro
per osservarmi meglio! Spesso invece godo della compagnia degli altri e mi
piace uscire e divertirmi anche se, quando esagero a farmi notare e magari
sono un po' duro con qualcuno, una volta tornato a casa me ne pento, ci sto
male e mi dico che non dovrei averlo fatto.
Sono molto permaloso nel senso che ogni
battuta o critica la vivo come una pesante offesa al mio orgoglio personale,
come se la mia personalità fosse costruita su basi poco solide e insicure e
che al primo colpo di vento tutte le mie difese crollassero.
La
cosa strana è che sono un bel ragazzo, ho una compagna carina, ho fatto un
lavoro di responsabilità con buoni risultati e guadagni (per circa 12 anni) e
che, quando quest'anno ho deciso di cambiar lavoro ed aprire uno studio di
grafica (che non ha niente a che fare con il lavoro che facevo prima), ci sono
riuscito con successo. I miei lavori nel campo sono apprezzati nonostante abbia
cominciato da così poco. Ho viaggiato per il mondo parecchio e sono stimato per
la mia facilità di apprendimento e stile di vita da molti miei amici e queste
sono le cose che cerco di dirmi e razionalizzare quando mi sento così insicuro.
STORIA N. 10
Mi devo imbottire di valium?
Salve,
sto male. Da qualche tempo a questa parte ho una paura "fottuta" di morire; durante il giorno si fa da parte, ma la notte e il fine settimana mi ritrovo a dover fare i conti con una costante sensazione oppressiva localizzata al centro della cassa toracica. Ho fatto analisi, ecg, ho portato un holter pressorio: tutto negativo. Però mi ritrovo con il fiato corto e la paura di fare respirazioni profonde, come se mi si dovesse rompere qualcosa dentro. La notte capita che non prenda sonno, lo stare sdraiato mi è impossibile ed il terrore sale; poi mi metto a sedere e pare andar meglio, l'unica soluzione, alla fine, è quella di alzarsi, misurarsi la pressione e constatare che la minima si è alzata. Questo fenomeno fa presto a scomparire, dopo un po' i valori ritornano normali. Vivo male. Ho 39 anni, una moglie e una figlia; sono agente di commercio, ed ho una vita sociale molto intensa, per ora niente pare risentire di questa mia situazione, ma non so quanto potrà durare, perché incomincia a venirmi meno la concentrazione e sempre più spesso le paure prendono il sopravvento. Mi devo imbottire di valium?
STORIA
N. 11
Fobia della solitudine
Salve, mi chiamo xxxxxx, ho 29 anni e mi occupo di assicurazioni .Per farla breve, la mia fobia (se così si può definire) e' la paura della solitudine. Mi spiego meglio...questo mio bisogno di avere vicino qualcuno si manifesta solo quando esco e sono in mezzo a tanta gente che non conosco, mi sento osservata e indifesa. Per esempio, se entro in un locale che conosco, ma senza nessuno che mi accompagni, mi sento "sfigata" , o meglio, credo che le altre persone, vedendomi sola, pensino questo. Ciò mi preoccupa anche perché normalmente sono una persona molto indipendente, in tutti i sensi, forse anche troppo. Vorrei riuscire a diventare completamente autonoma e sganciarmi da questi meccanismi mentali che io trovo assolutamente dannosi e inutili.
STORIA
N.12
Come farò ad essere un bravo medico se quando un paziente vomita io scappo?
Salve! sono una ragazza di 23 anni,studentessa in medicina ed ho una particolarissima,credo,fobia:il VOMITO. Ricordo di aver avuto l'avversione per il vomito fin da bambina, ma è diventato un vero problema quando ero ormai più grandicella, verso i 16 anni.Un esempio esplicativo è il seguente:se vengo a sapere che qualcuno che mi sta attorno ha il vomito, mi viene una crisi di panico, soprattutto se si tratta di origine virale, perché in quel caso penso che mi può venire anche a me (non mi crea invece grandi problemi se è associato a gravidanza o ad abuso di alcol...).Quando mi capita di avere mal di stomaco e nausea (da diversi anni ne soffro, ma attenzione, almeno in parte, la causa primaria è un'intolleranza al latte e altro...) i sintomi si amplificano e si innesta la nausea e con essa, la crisi di panico.....non so neanche come faccio a farmela passare.Ho paura di peggiorare e che il problema sfugga al mio controllo;ad esempio non vorrei che diventasse un abitudine quella di digiunare un giorno intero quando c'è sentore di virus come è capitato oggi (mia madre è a letto con il vomito).Per ora non posso far altro che aspettare l'estate, ossia la stagione in cui mi sento più forte, in grado di affrontare i problemi e tra l'altro, sto meglio fisicamente (es. mangio di più).Come farò ad essere un bravo medico se quando un paziente vomita io scappo?
STORIA N. 13
Non mi riconosco più
Salve mi chiamo XXXXXX e da un anno mi ritrovo a "non riconoscermi più". Mi
spiego meglio, ho 35 anni, sono coniugata da 4 , lavoro e sono sempre stata una persona indipendente e coraggiosa. Tutti mi consideravano una persona paziente, equilibrata, che spesso cercava delle situazioni imprevedibili e rischiose, e anch'io mi vedevo così, poi, ho avuto delle malattie organiche(anemie a causa di un polipo, continue febbricciole, dolori e rigidità muscolari) e ho cominciato a sentirmi debole fisicamente e forse anche psicologicamente. Il febbraio scorso, dopo aver studiato per un concorso (che purtroppo non ho superato), un giorno, in autostrada, alla guida della mia macchina(p.s. a me piaceva molto guidare) non sono riuscita a superare un camion, ho provato un'immensa paura e mi sono quasi bloccata. Da allora ho paura delle superstrade, dei ponti, delle gallerie, di essere in fila, dell'autobus, e di stare ferma al semaforo. Le gallerie le evito e quando sono su un ponte qualsiasi, ho
STORIA N. 14
Fobia per siringhe ed aghi
STORIA N.15
Il mio ragazzo ha moltissima paura che io possa restare incinta
Da 1 anno e 3 mesi ho una bellissima storia d'amore con un ragazzo di 25 anni (io ne ho 20), abbiamo uno splendido rapporto fatto di dialogo, comprensione reciproca e anche buona attrazione fisica.Infatti è stato lui il primo ragazzo di cui mi sono innamorata e con cui ho fatto l'amore per la prima volta. Ho provato dolore, ma è stata un'esperienza bellissima (lo è stata anche per lui e me l'ha espresso) che ho affrontato con un po' di ansia, ma con una grande tranquillità basata sul fatto di una scelta voluta.E' successo due volte e poi, dopo qualche tempo (visto che viviamo lontani)siamo andati in vacanza e mi ha espresso una sua grande paura che ha sempre avuto, ma che non mi aveva confessato. Prima di me ha avuto una sola ragazza, una storia poco importante e con lei, mi ha confessato di avere fatto l'amore pochissimo, visto che aveva lo steso timore.Per essere breve, il mio ragazzo ha moltissima paura che io possa restare incinta (dice che vede molti suoi colleghi ed amici a cui capita di fare figli senza volerlo, invece lui vorrebbe desiderarli).Teme di usare il preservativo pensando che"fallisca", non vuole che io prenda la pillola perché ha paura che questa possa essere dannosa per la mia salute e che mi possa creare difficoltà nel diventare madre un giorno.Non l'ho mai forzato in alcun modo, ma ne abbiamo parlato tantissimo e mi ha detto che col tempo vincerà questa paura (è un ragazzo molto introverso e chiuso) perché per me prova dei sentimenti profondi, ma teme di avere troppo presto un figlio a cui non può dare tutto ciò che vorrebbe dare.Il desiderio che prova nei miei confronti non manca, me l'ha detto lui stesso che impazzisce dalla voglia di fare l'amore, ma non arriviamo mai alla penetrazione, anche se pratichiamo dei preliminari piuttosto spinti.Questa situazione un po' mi pesa, perché, anche se il sesso non è fondamentale, è comunque qualcosa di importante che va vissuto fino in fondo.......e mi dispiace che, nonostante cerchi di fargli superare questo blocco (che nemmeno lui riesce a capire da dove nasca), io non ci riesca...
STORIA N. 16
Fobia dei tunnel
STORIA N. 17
A Ottobre dovrò fare di nuovo il testimone
STORIA N. 18
Ci sono due cose che mi terrorizzano
STORIA
N.19
Paure che mi paralizzano
Sono una ragazza di 24 anni, per la prima volta mi sono innamorata, mi
STORIA
N. 20
Paura degli attacchi di colite
L'inizio della mia storia risale a circa 20 anni fa.Ero fidanzato con la mia attuale moglie ed eravamo in giro a passeggiare (dimenticavo:io 18 anni,lei 15). Poiché ho sempre sofferto di colite spastica,improvvisamente fui preso da un attacco di mal di pancia che, pur provando a controllare, non riuscivo a "contenere".La situazione qui illustrata farà anche ridere, ma per me fu traumatica.Stringendo i denti ed "altro", riuscii prima ad accompagnare la mia ragazza a casa, poi a tornare a casa mia, perdendo ,credo in trenta minuti, tre chili.Dopo aver risposto al bisogno fisiologico provai a tornare dalla mia metà....ironia della sorte, appena salii sull' autobus..... altro attacco di colite.Fui costretto a ritornare a casa e da allora mi è rimasta la paura che, ogni qualvolta esco di casa, mi vengano attacchi di colite.Sono passati 20 anni, mi sono sposato ,felicemente sposato,ho imparato a convivere con questo problema,ma non l' ho risolto del tutto.Sono ancora fortemente condizionato da questo "trauma" e vorrei che la mia vita fosse qualitativamente migliore; molte volte non faccio cose che potrebbero rappresentare un pericolo "colitico".....Sapete..., con due meravigliosi bimbi non è bello.Ho paura di restare bloccato nel traffico (pensiero ricorrente:cosa faccio se mi viene da andare in bagno?),o passeggiare tranquillamente per strada in mezzo a tanta gente.Devo sempre sapere, quando esco di casa, dove vado e se ci sono toilette......francamente non mi sento libero!Sono, nonostante tutto, diventato ottimista e allegro, però .......che fatica psichica! A volte ho l'impressione che i cattivi pensieri siano automatici; è impressionante, nemmeno mi avvicino alla porta di casa per uscire e la pancia sembra che mi dica:dove vai bello, lo sai che ti può prendere un attacco di colite? Sono però un lottatore e non mollo, so che un giorno ne verrò "completamente fuori".....
STORIA
N. 21
Perché ho così tante fobie?
Non so come cominciare....vorrei dire tante cose.....ho 23 anni e sono una
ragazza ungherese che vive qui in Italia da quasi 8anni.Appena arrivata qui
pesavo più di 47 Kg,
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